Teatri
Di tutte le manifestazioni dell'arte, il teatro è la più inafferrabile e la più ambigua. Il teatro è il gesto e la parola, il canto e la danza, la verità e la finzione e, al tempo stesso, non coincide con nessuno di questi elementi ma è una risultante combinatoria dall'esito imprevedibile, giocata sul filo dell'irripetibilità, dell'evento ogni volta unico. Il teatro richiede uno spazio particolare, governato dalla convenzione che separa l'azione scenica dagli spettatori. Gli edifici che la civiltà europea ha creato per ospitare le arti drammatiche hanno fatto del rispetto di tale convenzione la ragione di fondo della loro struttura architettonica. Gli splendidi edifici che la Lombardia ha dedicato al teatro sono la testimonianza della sua grande tradizione nelle arti della scena.
Molteplici sono le motivazioni che hanno portato a investire Milano del ruolo di capitale morale d'Italia. Oltre al suo primato finanziario e alla sua
intraprendenza economica, di fondamentale importanza è il suo ruolo storico di elaborazione culturale e di guida nel processo di unificazione nazionale. Il luogo che simbolicamente meglio esprime questa passata funzione di fulcro delle energie innovatrici è forse il Teatro alla Scala, che non a caso è oggi uno dei più celebri al mondo. Progettato secondo il canone neoclassico da Giuseppe Piermarini, il teatro venne inaugurato nel 1778, alle soglie dell'epoca in cui il melodramma, abbandonati la retorica, la convenzionalità artificiosa e il virtuosismo fine a se stesso, si apprestava a entrare nella sua maturità. Si apre la grande stagione di Bellini, Donizetti, Verdi. Ed è Verdi - e con lui si avvia la grande tradizione della Scala - a dominare il campo del melodramma italiano e sfidare apertamente Wagner per il primato europeo, cioè, all'epoca, mondiale.
Verdi e la Scala vissero insieme l'intensa stagione del Risorgimento. Il teatro risuonò dei potenti cori verdiani che, spesso, per sfuggire alla censura austriaca, dissimulavano l'amor di patria e l'espressione dell'anelito alla libertà e all'indipendenza nelle vicende di altri popoli asserviti. I celeberrimi cori del Nabucco, dell'Ernani, dei Lombardi furono il nutrimento emotivo della classe dirigente e dei gruppi intellettuali che trasformarono in progetto il fermento dell'indipendenza e dell'unità nazionale. Il conseguimento di questo obiettivo e, di conseguenza, la fine della stagione dei moti e delle guerre di liberazione, impresse una svolta all'opera di Verdi e al pubblico della Scala. La passione risorgimentale cedette a un rinnovato interesse per quello che oggi definiamo il "privato": le vicende umane di dolore, degrado e riscatto che Verdi cantò nel Rigoletto e nella Traviata.
La parziale distruzione subita durante la Seconda guerra mondiale fu occasione per dimostrare qual era, ed è ancora, il valore che il Teatro alla Scala rappresenta per gli amanti del melodramma. Tra i principali artefici della sua ricostruzione vi fu infatti Arturo Toscanini. Grazie all'appassionato impegno del maestro, che raccolse i fondi necessari anche all'estero, il teatro riaprì i battenti nel 1946. Ancora una volta la Scala offriva alla nazione un esempio: in un'Italia ridotta in macerie, la riapertura del tempio della lirica suonò come un messaggio di speranza e di rinascita essenziale per raccogliere le energie necessarie alla ricostruzione. Forse anche per questo l'apertura della stagione della Scala, che avviene tradizionalmente il 7 dicembre, giorno in cui si festeggia Sant'Ambrogio, patrono della città, rappresenta un evento di risonanza nazionale. Non meno importanti sono gli appuntamenti con il balletto, di cui la Scala ospita una scuola prestigiosa. Molti sono i danzatori che sul palcoscenico della Scala hanno danzato il loro "passo d'addio" per poi diventare stelle internazionali.
Il cuore storico di Milano ospita un altro teatro, meno celebre della Scala ma non meno titolato. Si tratta del Teatro Litta, che occupa un'ala del palazzo nobiliare Arese Litta. Sorto per volontà di Bartolomeo Arese, il teatro rappresenta un interessante esempio del barocco lombardo. La sua origine è rigorosamente nobiliare: sull'onda lunga del modello rinascimentale, il "teatro del principe" si inscrive tra le espressioni del fasto,
della raffinatezza, del gusto artistico che l'aristocrazia italiana coltivava come prerogativa, ma anche come obbligo derivante dalla sua posizione di privilegio. Il Teatro Litta, come altri consimili esempi italiani, fu concepito per lo svago dei padroni di casa e dei loro ospiti. Oggi è invece aperto alla città e ospita concerti, spettacoli di prosa ed eventi culturali.
Da oltre un decennio il Teatro Litta organizza per le scuole di Milano una rassegna teatrale, prodotto dell'esperienza dei laboratori di animazione teatrale con i bambini. Obiettivo principale del progetto è dare la possibilità ai ragazzi di cimentarsi con il linguaggio teatrale nel luogo deputato a questo. In secondo luogo non è da sottovalutare la potenzialità dell'attività teatrale come strumento di recupero, in particolare per gli studenti con difficoltà in ambito scolastico. L'iniziativa prevede anche visite guidate all'interno e dietro le quinte del Teatro Litta, uno dei più antichi di Milano e tipico esempio di teatro "all'italiana".
L'esempio della Scala e l'amore per il melodramma spinsero anche altre città lombarde a dotarsi di teatri che ne imitassero il fasto. Dedicato al tenore pavese Gaetano Fraschini e realizzato dal celebre architetto della corte viennese Antonio Galli Bibiena, il Teatro Fraschini di Pavia rappresenta uno dei monumenti cittadini più prestigiosi, mirabile esempio di armoniosa fusione tra gusto barocco e attenzione prospettica: al suo interno, infatti, il palcoscenico è posizionato in modo tale da collocare il protagonista al centro esatto della sala. Il Teatro della Società di Lecco,
pure se risalente alla metà dell'Ottocento, riproduce lo stile neoclassico della Scala, dichiaratamente presa a modello per la sua realizzazione. Il suo stesso nome è espressione del suo legame con la città: il teatro, infatti, si colloca a pieno titolo tra gli edifici pubblici con i quali costituisce una sorta di infrastruttura da cui la città deriva non solo dei servizi, ma, ancor più, la sua stessa identità.
Emblematica, in tal senso, è la vicenda del Teatro Donizetti di Bergamo, secondo solo alla Scala per fama e tradizione. Alla fine del Settecento molti regolamenti municipali imponevano che gli edifici destinati al teatro fossero provvisori, cioè edificati in legno in modo da potere essere montati all'inizio della stagione e demoliti alla fine. Una tale bizzarria è probabile retaggio medievale della diffidenza quando non dell'aperta ostilità che l'autorità riservava al teatro, la cui libertà di espressione e di critica infastidiva i potenti. Fu per iniziativa di un intraprendente membro della borghesia cittadina, Bortolo Riccardi, che Bergamo ebbe il suo teatro stabile. Egli riuscì ad aggirare le norme di edilizia pubblica e fece costruire un edificio in muratura in luogo di quello provvisorio e, tra mille polemiche e intralci, lo inaugurò nel 1791 dandogli il suo nome. Il fatto che sei anni dopo fosse stato distrutto da un incendio non è probabilmente estraneo al clima di forte contrapposizione in cui era sorto. Il teatro venne ricostruito e, infine, intitolato al più illustre dei musicisti lombardi, il bergamasco Donizetti, al quale oggi è dedicato anche un appuntamento stagionale dal titolo "Gaetano Donizetti e il suo tempo", con un seguito di appassionati di livello internazionale.
La vicenda del Teatro Ponchielli di Cremona presenta non poche analogie con quella del Donizetti. Anch'esso edificato in legno, inaugurato nel
1747, nel corso dell'Ottocento venne per due volte distrutto dal fuoco. Oggi, con l'ampiezza del suo palcoscenico e con la qualità del suo cartellone, esso si colloca tra i teatri il cui valore culturale si misura a scala nazionale. Nessun teatro è un'isola rispetto alla città che lo ospita. Tuttavia per
il Ponchielli questo aspetto assume una rilevanza particolare se consideriamo la vocazione artigianale, tutta dedicata alla musica, per la quale Cremona ha fama mondiale: quella dei liutai. Il pregio inimitabile di questa produzione ha profonde radici nell'inclinazione musicale italiana e in un'abilità artigiana che ha del leggendario. Eppure il segreto è sotto gli occhi di tutti, nella suggestiva immagine dei violini che asciugano all'aria aperta e che danno al paesaggio urbano una nota inconfondibile.
Il teatro e la città crescono e cambiano insieme e la storia del gusto artistico lascia su di loro la sua impronta. Il Teatro Grande di Brescia
conserva la facciata secentesca barocca, mentre il resto dell'edificio ha subito numerose trasformazioni nel corso di tre secoli. Il risultato è
quello di un edificio particolarmente decorato, in cui portali, sculture, affreschi, logge e specchiere echeggiano temi della tradizione sia
barocca che neoclassica. Il colpo d'occhio, sia sul ridotto che sulla sala, è indubbiamente suggestivo. Se c'è un'opera a cui il Teatro
Grande ha particolarmente legato il suo nome, questa è la Butterfly che Puccini modificò dopo il fiasco riportato alla prima al Teatro della
Il teatro pertiene all'universo delle emozioni che esistono senza mai concretizzarsi, che possono essere raccontate ma non conservate. Per questo, mentre le arti figurative e plastiche sono governate da Apollo, che è il dio dell'equilibrio, dell'armonia e delle proporzioni stabili, il teatro, come la musica e la danza, soggiace al dominio di Dioniso, dio dell'ebbrezza, della liberazione dell'istinto, della dilatazione delle percezioni, del continuo cambiamento. L'edificio dedicato al teatro costituisce un punto di contatto tra i due regni: il pensiero geometrico e l'arte muraria creano lo spazio che accoglie l'ineffabile, l'effimero, l'arte che vive solo mentre accade. Se ciò è vero per tutte le realizzazioni architettoniche che chiamia mo teatri, questa singolare saldatura assume particolare evidenza nel Teatro Scientifico di Mantova. Il progetto fu affidato dall'Accademia dei Timidi all'architetto Antonio Bibiena al quale i committenti chiesero di realizzare un teatro in linea con l'interesse accademico per l'erudizione, destinato a sollecitare più l'udito e l'intelletto che la fruizione visiva dell'azione scenica e delle scenografie. Il genio di Bibiena rispose a tale sfida con l'edificazione di un teatro dalle proporzioni inedite e con decorazioni degne della splendida città dei Gonzaga. Mozart, che nel 1770 vi eseguì una pirotecnica e trionfale improvvisazione, ne rimase estasiato, tanto da scrivere alla moglie di non avere mai visto un teatro tanto bello.
Tra i teatri storici lombardi, il Teatro Olimpico di Sabbioneta riveste un ruolo particolare: quello di essere parte di un più vasto progetto di città ideale, in cui l'edificio del teatro si inserisce, secondo l'utopia rinascimentale dello spazio, nella più ampia prospettiva, teatrale anch'essa, delle vie, delle piazze e dei palazzi. Il Teatro Olimpico rappresenta la realizzazione di un sogno del duca Vespasiano Gonzaga che affidò all'architetto Vincenzo Scamozzi il progetto di un teatro adatto a una città di per sé scenografica, di un teatro nel teatro. Realizzato secondo i canoni dell'architettura classica, il Teatro Olimpico è un gioiello di equilibrio delle proporzioni, che offre suggestioni prospettiche di rara efficacia
a cui le statue del peristilio aggiungono una nota di sobria eleganza classica.
Se la tradizione del teatro lirico è quella maggiormente integrata nella storia e nella società lombarde, la prosa occupa uno spazio di primo
lavori dei grandi drammaturghi del Novecento, Brecht in testa. Lo spazio in cui questa ambiziosa e vincente operazione culturale prese l'avvio era piuttosto modesto: una sala, piccola appunto, sita in via Rovello. Per circa un ventennio il Piccolo poté contare soltanto sui suoi cinquecento posti. Tuttavia i suoi direttori, animati dal grande ideale della diffusione dell'arte drammatica, portavano spettacoli impegnati a prezzi popolari nella periferia operaia. Il Piccolo Teatro di Milano divenne così una delle realtà culturali più vive d'Italia, un'operazione che aprì la strada ad altre consimili in altre città italiane. Oggi il Piccolo dispone di tre sale e di una rinomanza anche all'estero che rende giustizia all'impegno dei suoi creatori.
L'opera pionieristica del Piccolo ha saputo coltivare un pubblico teatrale esigente e ricettivo e diventare, al tempo stesso, scuola di drammaturgia
Oltre, o forse nonostante, i grandi e titolati teatri ricchi di tradizioni e riconoscimenti, esiste tuttavia un teatro che vive nell'instabilità, potremmo dire quasi nell'ombra e che ha raggiunto alti livelli di creatività e di favore del pubblico. Si tratta del cabaret, un genere di cui Milano ha saputo allevare grandi artisti e che è diventato un punto di forza, quasi un blasone della cultura cittadina. Lo storico Derby negli anni Sessanta






